Sito Ufficiale della Parrocchia di San Giacomo - Carrara

Cerca nel sito

Vai ai contenuti

Menu principale:


Gli aspetti nuovi

INIZIAZIONE CRISTIANA

GLI ASPETTI NUOVI




Maggio 2003
(dalla lettera inviata all'Ufficio Scuola CEI)




Come parroco e insegnante di religione nella scuola elementare statale, ho avuto modo di rivedere e riformulare il progetto educativo dell’iniziazione dei fanciulli alla luce della mia esperienza nell'istituzione scolastica. La presente descrizione dell'esperienza mi è stata richiesta dal direttore Ufficio Scuola diocesano.

La lettura del documento conclusivo della 51 Assemblea dei Vescovi tenutasi nel maggio 2003, mi ha incoraggiato a fare alcune considerazioni riguardanti sia l’attuazione del progetto catechistico in atto nella nostra parrocchia dal 1998 (cfr: Via Verità e Vita marzo – aprile 2000 n.177), sia su alcuni aspetti dell’IRC.
Nel documento conclusivo mi sembra di rintracciare i principi ispiratori della nostra ricerca pastorale che in questi anni si è sviluppata, chiarita, e stabilizzata; ricerca orientata dai documenti che i nostri Vescovi hanno messo a disposizione per aiutarci nel cambiamento di una prassi che non genera più cristiani; ricerca difficile, sofferta e spesso incompresa e non sempre sostenuta, anche perchè, seppur sostenuta dal Vescovo diocesano, tuttavia isolata dalla "tradizionale" prassi catechistica delle Parrocchie vicine.

La Parrocchia, l’Oratorio e la Scuola, specialmente se ci si pone continuamente in ascolto dei segni dei tempi che cambiano, richiedono tanta fatica e tanti sacrifici, ma devo ringraziare il nostro Vescovo Binini, di avermi consentito di vivere questa nuova esperienza scolastica. La mia partecipazione all'attività scolastica, ha permesso alla pastorale della nostra parrocchia di fare ulteriori passi in avanti e di chiarire "come" fare iniziazione alla vita cristiana, anche se problemi con le famiglie, restie ad ogni possibile coinvolgimento, tuttavia rimangono.

Le riflessioni che seguono mi offrono la possibilità di comunicarla, quale contributo per un eventuale confronto.
Quanto vi racconterò, quindi, è strettamente legato alla esperienza come insegnante di Religione nella scuola elementare statale, che si trova nel terrotorio della nostra Parrocchia.
E' un impegno che ho desiderato riprendere, dopo le interruzioni per gli incarichi all'UCD e all'Ufficio Scuola, per riacquisire il linguaggio dei bambini e, non lo nascondo, per verificare anche di persona, la relazione scuola-famiglie, problematico anche all'interno della scuola, dove i genitori si sentono più i "sindacalisti" dei figli, che sostenitori o collaboratori di un progetto educativo.

Il mio insegnamento, rigorosamente aderente ai nuovi programmi di religione, ritenuto dai miei stessi colleghi e colleghe "non catechistico", è stato sempre stimato e spesso è stato anche punto di riferimento di tante attività educative e culturali; l’ho svolto necessariamente con una continua riflessione alla prassi pastorale che realizzavo con gli stessi fanciulli in parrocchia.
Un parroco rimane sempre parroco anche quando insegna.

E non sono mancate le sorprese.

Anzitutto c'è stato un ripensamento sulla prassi catechistica in Parrocchia: la ri-comprensione del linguaggio scolastico e del metodo, la conoscenza più profonda dei bambini che potevo avere per due ore ogni settimana e l’apprezzamento di questo speciale "luogo" delle conoscenze con finalità educative, mi ha permesso, di ridisegnare nel suo svolgersi il percorso di Iniziazione Cristiana, e di apprezzare, rivalutare e stimare l'insegnamento della Religione nella scuola.
Questa opportunità di essere presente nelle scuole pubbliche con una "proposta culturale" totalmente accettata dalle famiglie e come "luogo di un primo contatto" con il documento biblico, come detto, ha aiutato la nostra comunità a chiarire il progetto attorno al quale stiamo lavorando ormai da diversi anni.

Sono proprio i Vescovi nel documento conclusivo della 51 Assemblea a cogliere e ad esprimere meglio la mia accresciuta stima verso questo servizio ecclesiale:
"E’ necessario considerare la scuola come luogo privilegiato di evangelizzazione e di educazione umana e cristiana".
La riflessione toccherà alcuni punti in naturale correlazione tra di loro.


1 - INIZIAZIONE CRISTIANA IN PARROCCHIA
Ormai la scelta di mentalità e prassi pastorale è fatta: non più catechismo, ma "
intro"duzione reale nel mistero di Dio.

Come era previsto dal progetto parrocchiale, negli scorsi anni abbiamo progressivamente orientato l’attenzione dei genitori e dei bambini verso il percorso fatto di "tappe" domenicali della Iniziazione. L'anno liturgico, con le sue domeniche, le sue feste, i suoi ritmi, costituisce il sentiero che svelerà il senso della nostra vita "letta" dentro la storia della salvezza (Catechismo degli Adulti 657-658 - 662).
Abbiamo scelto l’assemblea liturgica domenicale come "luogo" principale per poter uscire dal vago e dare significato visibile alla Comunità Parrocchiale che cammina con Cristo e la Chiesa. E... questa semplice "novità", è stata favorevolmente accolta da tutti.
La parte del progetto riguardante il catechismo, come "luogo" d’insegnamento di un’esperienza di vita cristiana, invece ha continuato a dare problemi e in questi ultimi tre anni, sia pur lentamente, con le catechiste abbiamo identificato l’Oratorio come "nuovo luogo" dove far vivere l’esperienza di vita cristiana. In questi anni si è verificato un cambiamento di mentalità: siamo passati lentamente dal "luogo dove insegnare" la vita cristiana, al "luogo dove fare esperienza" di vita cristiana.

E la scuola, che rilevanza ha avuto nella pastorale dell’iniziazione – chiederete - ?

Anzitutto ho potuto costatare di persona che nell’ora settimanale di catechismo esisteva molto spesso una ripetizione di contenuti già trattati nella scuola e viceversa. I bambini venivano a catechismo e dicevano, sbuffando: "di questo ne abbiamo già parlato a scuola !!!…; o durante l'insegnamento della religione si sentiva dire più volte "ce lo ha già detto la nostra maestra di catechismo!"
La ripetizione dei contenuti è quindi un rischio che spesso ha trasformato l’ora di catechismo in un’ora di religione o l'ora di religione in una ripetizione del catechismo (nel senso scolastico del termine), collocando così l'una e l'altro fuori del proprio contesto! Questa confusione ha generato quindi dei problemi che abbiamo ben focalizzato.

Il catechismo in parrocchia, svolto con il metodo della scuola come abbiamo fatto in questo ultimo ventennio, si presenta sia agli occhi dei bambini che delle famiglie come un doppione dello stesso insegnamento della religione, anzi, proprio nelle parrocchie, come tutti ben conosciamo,ha prevalso questo aspetto "scolarizzato".
Al problema della sovrapposizione/ripetizione dei contenuti abbiamo facilmente rimediato attraverso la mia presenza nella scuola, che mi ha permesso di diversificare o affrontare i contenuti sotto aspetti integratori. Va anche detto che la causa del doppione è spesso originata dall’uso, a catechismo, di testi e sussidi scolastici necessari a molti catechisti per "spiegare" i catechismi CEI.

Esiste poi una seconda questione relativa ad una ambiguità ormai non più latente e difficile da rimuovere che si percepisce sia negli operatori pastorali che nei genitori: da una parte si continua a fare catechismo senza la sicurezza di formare dei cristiani e dall’altra, i genitori continuano a mandare i propri figli a catechismo per ricevere i sacramenti, ben felici di togliersi questo pensiero appena tutto è finito.
Come uscire da queste conflittualità?

Nella nostra Parrocchia abbiamo dato inizio ad un intervento diretto, che ci auguriamo porti i suoi frutti.
In quest’anno pastorale 2003 abbiamo continuato a ridurre progressivamente la parte del progetto riguardante l’Insegnamento del catechismo dando più spazio alla catechesi sulle singole tappe domenicali in stretta relazione con i tempi liturgici e i sacramenti e contemporaneamente abbiamo informato le famiglie che non era necessario mandare a catechismo i bambini che non erano stati presenti alla tappa domenicale… Questa linea di comportamento aveva lo scopo di far almeno interrogare i genitori su ciò che interessa a noi e non ciò che è obbligatorio per ricevere il sacramento:
per noi è un altro il "luogo" ecclesiale importante per far scoprire la vita cristiana e non l’aula del catechismo.

Nella verifica di fine anno con le catechiste ci siamo interrogati anche sul linguaggio che utilizziamo comunemente. Ed anche qui abbiamo trovato delle ambiguità che andrebbero rimosse.
Di fronte alle questioni da poco esposte, non potevamo più continuare a parlare di "catechismo", perché porta un sapore di banchi e di scuola; e nemmeno potevamo più chiamare le "catechiste" così, perché vengono considerate identiche alla maestra, alla scuola, ai banchi e identificate con il luogo del catechismo… : dovevamo, quindi, coniare una nuova espressione per significare il nuovo percorso di Iniziazione ed evitare in questo modo la confusione riscontrata.
Tra le varie possibilità la definizione che meglio caratterizza il nuovo ruolo delle "catechiste", non avendo al momento termini ufficiali, unitari, condivisi e significativi, ci è sembrato opportuno chiamare le nostre catechiste "Animatrici di vita cristiana".
L’animatore infatti richiama al luogo dell’Oratorio, rievoca l’esperienza gioiosa del Grest al quale da anni tutti partecipano nel periodo estivo, delle attività ricreative delle quali i piccoli vengono a conoscenza o alle quali vedono partecipare durante l’anno i propri fratelli più grandi, l’Oratorio ha sapore di festa, di stare insieme nell’amicizia e nel reciproco rispetto… E la vita cristiana richiama la domenica, l’attività caritativa, il vivere la fede nell’incontro sacramentale…ecc.
Ci auguriamo, che la trasformazione del nostro linguaggio favorisca il nuovo orientamento pastorale auspicato dalla assemblea dei Vescovi.
Sarà nel contesto proprio della vita oratoriale che l’animatrice con i bambini, attraverso la catechesi "raccontata", approfondirà la tappa domenicale; e trascorrerà un’altra parte del tempo a disposizione come momento settimanale da dedicare alla "Vita di gruppo", che attraverso il gioco, la preghiera, un'attività missionaria, una visita ecc. educherà a vivere la vita reale con la lente della fede.

Non più "ora di catechismo" in senso stretto per imparare la fede, con libretti, pennarelli e matite, ma vita di Oratorio, e di Comunità con i suoi ritmi, le sue iniziative, in un cordiale raccordo con le famiglie, in un contesto relazionale e concreto dove i fanciulli vengono guidati a fare esperienza di vita cristiana in collegamento con tutte le altre attività pastorali della parrocchia e in coordinamento con le FMA presenti nel territorio.

E qui la strada già tracciata dall’esperienza oratoriale sarà tutta da perfezionare e sperimentare e potrà evolvere senz’altro verso nuove e inesplorate prospettive.

In breve, l’epoca del catechismo come modello, strumento e luogo pastorale per formare le nuove generazioni, nella nostra parrocchia, sembra cedere il posto all’avventura più ampia e coinvolgente dell’Iniziazione cristiana con i suoi due principali luoghi attorno ai quali far ruotare tutta la pastorale: la Comunità riunita in assemblea e l’Oratorio.

Il cambio di strategia pastorale lo si può scoprire, appunto, anche dal vocabolario che desideriamo rinnovare: da catechista ad animatore, da catechismo a iniziazione, da pastorale catechistica a pastorale della iniziazione; da formazione dei catechisti a formazione di animatori di vita cristiana; da catechesi ai ragazzi a pastorale dell’età evolutiva; da aula solitaria, a bambini collegati con la comunità che si rende visibile nelle sue varie ed comprensibili sfaccettature.

Si! E’ vero, ciò che ha detto don Domenico Sigalini alla Chiesa di Venezia nel 2002 e i Vescovi nella assemblea di maggio: fare iniziazione è molto più complesso che fare catechismo ed è molto più che un percorso didattico, anche se corredato di tutte le iniziative atte a promuovere la vita cristiana.
La strada indicata ormai l’abbiamo intrapresa: nella assemblea domenicale, attraverso le tappe d’iniziazione, faremo scoprire come la Comunità esprime la propria fede a Dio, e, nell’Oratorio, come si vive la propria fede con gli altri.


Schematicamente ecco il nuovo modello di prassi catechistica, O MEGLIO:

il nostro modello di iniziazione alla vita cristiana che si è sviluppato lentamente in questo ultimo decennio


1 - Durante la Messa i bambini partecipano attivamente, vedono, osservano, imitano la comunità che loda il Signore e vengono così a contatto con il Mistero;
2 - Durante il giorno stabilito nella settimana, i bambini pregano insieme il Padre attraverso la Parola di Dio, raccontata. Le catechiste spiegheranno le parole nuove, il significato dei fatti della vita di Gesù ascoltati la Domenica e il simbolismo dei gesti osservati e scoperti durante la celebrazione della S. Messa. Tutto, con precisi riferimenti ai catechismi CEI.
3 - Vivono un altro momento di fraternità che la catechista/animatrice sceglierà di volta in volta;
4 - Vivono un momento di carità, anche questo scelto di volta in volta.


2 - LA RELIGIONE NELLA SCUOLA


Il secondo aspetto della mia riflessione lo dedicherò all'ambiente scolastico e al modo si "sentire" l'insegnamento della Religione da parte della struttura scolastica.

La scuola, proprio perché non ha il compito di educare alla vita di fede, permette di fare un vero insegnamento organico e sistematico della cultura cattolica, chiaro e univoco, accettato dalla totalità delle famiglie proprio perché nel contesto dell’educazione globale della persona, secondo il metodo proprio della scuola.
In questi anni vissuti come maestro di religione, ho avuto una percezione costante di grande accoglienza dell’insegnamento della cultura cattolica, sia da parte dei bambini, sia da parte delle famiglie come da parte dei colleghi, anche i più prevenuti.

L’esperienza scolastica mi porta, dunque, a esprimere alcune considerazioni.

Anzitutto devo rilevare un cambiamento di mentalità all’interno del plesso scolastico. Una più profonda conoscenza della mia metodologia pedagogico – didattica, molto aderente al territorio nella sua programmazione specifica utilizzata nell’insegnamento
(e qui devo ringraziare l’Università Salesiana che mi ha preparato nel passato a questo compito), ha consentito agli alunni, ai genitori e ai colleghi di modificare il falso concetto difensivo sulle ragioni di una presenza della Chiesa all’interno di una istituzione laicale, e, nello specifico di un sacerdote: anzi, l’istituzione scolastica ne ha avuto un beneficio costatando una amichevole ospitalità e una accoglienza delle proprie iniziative all’interno delle stesse strutture parrocchiali.
Tuttavia, nella scuola, in genere, continua a persistere un’ambiguità, non sempre espressa verbalmente, ma reale, che non dà valore pieno all’insegnamento della religione: la Chiesa è lì, dentro una struttura educativa statale, per fare catechismo!
(Notate che "gap", che distanza, separa la mentalità comune, assodata, radicata nella vita sociale, dalla ricerca di cambiamento che c'è stata nella nostra parrocchia, e non solo, ma all'interno della stessa Chiesa Italiana).

Conclusione. Sono proprio i nuovi programmi per l'Insegnamento della Religione nella scuola che potranno aiutarci in un’altra conversione pastorale: il passaggio dal modello di una pastorale catechistica basata sulla comunicazione dei contenuti della fede, alla pastorale della iniziazione alla vita cristiana basata sul reale vissuto della nostra comunità.
E' necessario quindi restituire alla scuola il modello di insegnamento che, per così dire le abbiamo copiato, e riappropriarci del modello dell'iniziazione, descolarizzando il catechismo.

don Mario Tucci, 2003




Torna ai contenuti | Torna al menu