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INIZIAZIONE CRISTIANA
NUTRIRE o RI-COMUNICARE LA FEDE?
DOPO IL CAMBIAMENTO
RI - COMUNICARE la"fede di latte" ai propri figli
A partire dal settembre 2005 abbiamo lanciato una nuova proposta a tutti i genitori dei bambini che stanno facendo il cammino di Iniziazione alla Vita Cristiana. Una sollecitazione nata dalla scuola. Ve la racconto.
Durante una lezione di religione in una classe di terza media, mi è capitato di porre ai ragazzi questa serie di domande: - Ma le mamme e i babbi vi hanno mai spiegato i simboli che sono dentro le chiese? Pregano e parlano di Dio con i loro bambini? - Alla risposta - No -, ho gettato là un'altra provocazione: Ma non potreste cominciare voi, quando sarete mamme e papà a spiegare le cose ai vostri bambini?- Da una ragazza ho avuto una risposta raggelante, condivisa purtroppo dalla maggioranza: - Chi è buono! Tocca alle catechiste e al prete fare questo... e poi abbiamo l'ora di religione! - Ho voluto ascoltare anche i rimanenti 230 ragazzi e la risposta sostanzialmente non è cambiata. Tuttavia le informazioni ottenute non mi hanno lasciato indifferente. Le riflessioni di carattere psicopedagogico che seguiranno, sono i presupposti per scegliere una possibile nuova soluzione, per fare un altro ennesimo tentativo, per rispondere ad un interrogativo che si era da tempo assopito a causa dei fallimenti seguiti alle molteplici iniziative prese nel passato: "Come coinvolgere le famiglie nell'educazione alla fede ?".
1 - I figli non hanno oggi un esempio di comunicazione della fede
Potremmo dire che i ragazzi che frequentano le scuole pubbliche della città anche se presentano una sufficiente cultura cristiana, sono tuttavia privi di una fede comunicata dalla mamma, una fede di latte.Sono stati gli stessi ragazzi a sottolineare che parlare di Dio, insegnare le preghiere, spiegare ciò che riguarda la religione, ciò che si fa come cristiani, non spetta alla famiglia. I ragazzi così crescono convinti che non è un compito dei genitori preoccuparsi di comunicare la fede e da genitori si comporteranno nello stesso modo! Siamo di fronte come ad una catena che si allunga sempre di più col passare degli anni. E' necessario interromperla. Si è perduto quindi quel legame materno affettivamente efficace e coinvolgente che nel passato vedeva ogni famiglia "lasciare" la propria fede alle nuove generazioni. Le parrocchie perciò, nel trentennio trascorso, si sono necessariamente sostituite alla famiglia nell'educazione primaria della fede e per far questo hanno preso il "modello scolastico" come metodo per ri-presentare ed educare alla fede. Anche noi nella nostra parrocchia abbiamo fatto questa comune scelta. Le innumerevoli iniziative volevano aiutare i bambini e i ragazzi a "prendere" la fede attraverso il catechismo ma, oggi, come tutti sanno non è più possibile fare cosi! Pochi, "restituiscono" ciò che con tanto amore, passione e sacrificio ogni parrocchia ha dato e continua a dare.
2 - La mamma prima protagonista dell'iniziazione alle relazioni affettive
Con questa seconda riflessione, richiamando alla mente un passaggio di una stupenda catechesi tenuta ai giovani italiani a Colonia, vogliamo tenere presente l'importanza vitale della figura materna. In quell'incontro, Mons. Comastri ha presentato l' immagine dell'allattamento per far capire com'è l'amore di Dio. Come la mamma comunica la propria vita, il proprio amore, se stessa quando allatta il proprio bambino che pare mangi sua madre, così Dio attraverso l'Eucarestia dona il suo amore, se stesso, in quel gesto che è la comunione al Corpo e Sangue del Cristo. Ma la mamma non soltanto allatta ma compie un'altro importante passo vitale quando compie l'opera di iniziazione alle relazioni affettive verso i famigliari. Tutti noi personalmente ben conosciamo questa esperienza ancora valida che che fa parte del nostro comune patrimonio culturale. La nostra mamma ha compiuto una importante opera educativa di iniziazione agli affetti e alle relazioni con i nostri famigliari. La mamma ci ha fatto incontrare frequentemente e con costanza zii, nonni, cugini ecc.; ci ha raccontato la loro storia, ci ha fatto dare e accogliere gesti d'amore; da lei abbiamo imparato a capirne i relativi significati; grazie al suo esempio e alla sua parola abbiamo accolto e interiorizzato ogni suo pensiero, ogni sfumatura come primordiale nutrimento vitale per la nostra crescita interiore.
Alla luce di queste riflessioni tornano alla mente le esortazioni della Chiesa ben conosciute quasi come se fossero slogan che troviamo sia al n.200 del DB, dove si annuncia che i genitori sono i primi catechisti dei propri figli, come nel rito del matrimonio e del battesimo dove si richiama all'impegno dell'educazione cristiana.
Mi pare che in questi decenni trascorsi il modello di catechismo così come era, aveva invece "tolto" ai genitori, "questo compito così importante".
Oggi penso sia giunto il momento di restituire ai genitori il loro ruolo di educatori alla fede, nel senso che è stato detto. Come?
Lo vedremo subito, qui di seguito, con una sostenibile scelta pastorale.
3 - Un compito in continua evoluzione
Fino ad oggi abbiamo puntato tutte le nostre forze nella descolarizzazione del catechismo, ora la realtà della nostra comunità parrocchiale ci pone un nuovo obiettivo nei confronti della prima educazione alla fede: collaborare con la figura affettiva più significativa che il bambino ha accanto a sé.
Anzitutto il percorso scelto negli scorsi anni di fare iniziazione pratica durante la S. Messa festiva da parte delle catechiste, rimane sostanzialmente un punto fermo; come anche la descolarizzazione del vecchio modello di catechismo, ormai avvenuta da tempo, sarà portata avanti ed eventualmente arricchita secondo le necessità che si presenteranno di anno in anno.
La nostra prassi necessita tuttavia di alcune modificazioni di metodo.
Anzitutto in questo nuovo anno arricchiremo l'incontro con i bambini che frequentano il primo e il secondo anno con i racconti biblici rispettivamente dell'AT e del NT; per gli altri bambini anticiperemo il racconto della Parola di Dio tenendo presente il vangelo della domenica; tutto ha una evidente finalità: far scoprire che abbiamo un Dio che ci ama da sempre e che si incontra con noi nei sacramenti, nella liturgia, nella carità.
Il nuovo obiettivo che ci poniamo per il futuro invece sarà concretizzato in due momenti, uno relativo alla pastorale ordinaria e l'altro direttamente con i genitori per mezzo delle catechiste. Un altro obiettivo rimarrà per il momento nelle intenzioni pastorali, perchè dovrà coinvolgere tutta la Chiesa Diocesana e si tratta di ricercare i riti comuni che segnano il passaggio dalla traditio alla redditio. (Cresima)
Con la pastorale ordinaria, intanto, cercheremo di sottolineare sempre e con convinzione il ruolo di comunicazione della fede di latte: saranno incoraggiati i genitori al momento del battesimo; sarà ricordato agli sposi durante le omelie della celebrazione del matrimonio; quando la tematica delle omelie lo permetterà sarà nuovamente ripresentata la responsabilità di guida che i genitori hanno nell'educazione dei figli; si inviteranno i genitori giovani a portare i loro piccoli con il passeggino in chiesa durante la Messa festiva; a partecipare alle feste ecc.... Dalla Diocesi dovrebbe essere chiamata in campo anche la scuola, nella persona degli insegnanti di Religione della nostra città che dovranno sensibilizzare gli alunni a questo ruolo di educatori della fede.
Le catechiste avranno invece un duplice compito.
Prima di tutto, come principio, continueranno a fare iniziazione per tutti i ragazzi.
La situazione di fragilità della famiglia oggi deve essere tenuta presente e la catechista sarà un pò come la mamma per i bambini che di solito vengono accompagnati e lasciati alla Messa. Contemporaneamente però dovrà collaborare con quei genitori che rimangono alla Messa a lodare Dio con i loro bambini. In questa ottica relazionale comunitaria, affettivamente ricca, avrebbe senso allora ricollocare il sacramento della Confermazione prima della partecipazione alla prima Eucarestia come parte integrante dell'iniziazione, (come ha indicato recentemente il Vescovo di Livorno, anche se a livello sperimentale). Sarà la mamma, che ha fatto conoscere e amare il Padre di tutti e del Quale ha fatto scoprire i gesti e i segni dell'amore con i relativi significati all'interno della Comunità a chiedere, appunto, che lo Spirito Santo "confermi" per il bambino questa nuova relazione d'amore nella rete famigliare della comunità ecclesiale, così finalmente il sacramento della Confermazione non sarà più visto come un "premio finale" di una maturità (?!?) umano/cristiana raggiunta.
Grazie alla sperimentazione che il nostro Vescovo ci ha permesso di portare avanti, il rinnovamento della prassi catechistica lo abbiamo già realizzato da alcuni anni; ora, questo nuovo modo di porci nei confronti della famiglia e speriamo anche del sacramento della Cresima, ci dà entusiasmo e speranza, anche se sarà un cammino tutto da scoprire e da verificare. (Anzi ci auguriamo che tutti i nostri vescovi sostengano la scelta pastorale di Mons. Coletti e indichino a tutte le parrocchie di seguirlo nella prassi intrapresa nella sua Diocesi).
4 - Quale tipo di collaborazione avrà chi accompagna i bambini alla Messa?
Ogni settimana la catechista dirà cosa far fare, o cosa far osservare, o cosa far imitare, o di che cosa parlare a casa. Tutto ciò che i bambini potranno vedere, osservare, imitare... lo ricaveremo dagli stessi catecismi della CEI, e ad essi, le catecshiste faranno riferimento per mettere a contatto i bambini e le famiglie col il Mistero di Dio.
La novità sta tutta qui.
Non sarà la catechista a dire le cose ai bambini accompagnati, ma sarà la mamma, o il nonno, o il papà, o la zia.... Ci auguriamo che questa semplice scelta pastorale faccia finalmente superare alcuni ostacoli già incontrati: i genitori non avranno un impegno in più e non si sentiranno obbligati, ciascuno aderisce alla proposta liberamente; non avranno la "catechesi", vissuta come nel passato, quale ostacolo in più da superare per fare la Comunione; non avranno la catechesi da riesporre in casa; non avranno impegni pastorali che li occupano nel tempo, ma faranno soltanto i genitori responsabili della fede del proprio figlio: compiranno cioè la loro opera educativa introducendo lentamente il bambino dentro la vita della comunità che esprime la fede nel Dio Padre di tutti.
La mamma farà la mamma della fede, aiutata dalla catechista e la catechista non si sostituirà più alla mamma, ma darà alla mamma più sicurezza (nei contenuti della fede) e le renderà più agevole il compito. Utilizzando uno slogan potremmo dire che la famiglia non aiuterà più la catechista, ma sarà la catechista a collaborare con la famiglia nell'educazione alla vita di fede.
A settembre abbiamo lanciato l'idea: venti persone affettivamente significative e presenti nella vita dei bambini hanno accolto la proposta. Partiremo con questo piccolo gruppo.
Conclusione
Mi pare che sia questa la sfida alla quale il futuro ci chiama: dobbiamo ricucire la catena della comunicazione della fede da madre a figlio, mettendo in campo tutti i luoghi dell'educazione, della informazione e delle relazioni, perchè le generazioni attuali comincino a ri-dire e a ri-dare la fede e le future generazioni "imparino" a loro volta a tramandare la fede ricevuta.
don Mario Tucci 30.09.05